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Giovedì, 13 Settembre 2018

Falsi miti su Content Marketing e SEO da conoscere

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Ben ritrovati sul mio blog!

Sulla realizzazione di siti web, sulla SEO e sul Content Marketing se ne dicono di cotte e di crude. Anche troppe, secondo la mia modesta opinione: nella mia attività di creazione di siti internet, nel corso degli anni ho notato pratiche di ottimizzazione apprezzabili accompagnate spesso da tecniche giudicate attendibili più per il sentito dire che per esperienza diretta e motivata.

Ti va di scoprire alcuni dei falsi miti sulla SEO e sul content marketing, per evitare di cadere in banali errori?

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Un contenuto non aggiornato non può posizionarsi bene?

Hai presente quando realizzi un contenuto a cui tieni molto, lo pubblichi, te ne dimentichi per un pò e dopo un certo periodo viene superato in serp da quelli usciti successivamente al tuo?

Vedi, Google in qualche forma premia la recentezza dei contenuti (freshness) reputandoli più in grado di rispondere alle esigenze di ricerca degli utenti.

Tuttavia, non si tratta di una regola fissa. Non c'è alcuna ragione per la quale un contenuto più recente sia automaticamente di qualità migliore di uno più anziano.

Certo è invece che, se non metti mano da tempo ai tuoi articoli, essi potrebbero non essere più in grado di rispondere alle esigenze di navigazione e pertanto finire per scomparire a favore delle alternative più aggiornate.

Quello che puoi fare è analizzare costantemente i mutamente negli interessi del pubblico, ad esempio grazie a Google Trends e ad AnswerThePublic dei quali abbiamo già parlato.

I buoni contenuti bastano per posizionarsi?

Molti credono che una volta realizzata una super-guida, un e-book corposo oppure un video irresistibile, il grosso del lavoro sia fatto e il successo praticamente in mano.

E no, caro mio. Cosa te ne fai degli articoli o dei video più appaganti del tuo settore, se poi Google non è in grado di scoprirli? Devi verificare periodicamente che i contenuti siano perfettamente accessibili dai crawler di Google & Co. per non rischiare di vanificare i tuoi sforzi per posizionarti.

Una buona struttura di link interni è un ingrediente apprezzabile per aiutare i bot a scoprire nuovi contenuti con maggiore facilità. Attraverso la sitemap che sottoponi in fase di sviluppo di siti web o successivamente puoi stabilire la gerarchia delle pagine in maniera tale da renderne più evidenti alcune – es. quelle dei servizi – o per segnalare la frequenza di aggiornamento dei contenuti in modo da invitare gli spider a visitare il sito più di spesso.

I contenuti lunghi si posizionano meglio di quelli brevi?

Questa è una domanda che i miei clienti mi fanno di frequente.

Molto spesso si tratta di un’affermazione sensata, in quanto un articolo molto consistente permette di sviscerare un argomento in maniera più intensa di quanto non farebbe il classico compitino da 500/600 parole. Inoltre, articoli molto lunghi consentono di introdurre numerose varianti delle chiavi di ricerca a coda lunga e perciò possono essere giudicati come più rispondenti alle diverse formule di ricerca su Google.

Tuttavia, tieni presente che questi studi in genere provengono dall'altra parte dell'oceano, e nessuno ci conferma che il pubblico italico sia interessato a pagine di 2.000/2.500 parole al pari dei cugini americani.

Quello a cui devi effettivamente pensare è l'intento di ricerca: se la query per la quale vuoi posizionarti è “migrazione HTTPS” credi che il tuo lettore-tipo sia interessato ad una approfondita disquisizione sulla storia dei certificati di sicurezza, oppure ad una guida dettagliata con tanto di immagini sulle azioni da compiere per migrare un sito senza correre rischi?

L'analisi delle reader personas (le caratteristiche tipiche del pubblico al quale ti rivolgi) ti permette di intuire quanto siano apprezzati o meno i contenuti molto lunghi e se effettivamente siano in grado di aiutarti a raggiungere la prima posizione su Google.

Se inserisci Google Analytics nel tuo sito migliori il posizionamento?

Vedi, c'è questa forma mentis secondo la quale l'apprezzamento di Google per la propria variegata suite di strumenti la porterebbe a premiare chi ne fa uso nell'ottimizzazione dei propri siti web, incrementando il posizionamento. Devi sapere però che Google non ha effettivamente bisogno che tu implementi il codice di Analytics per comprendere appieno le caratteristiche dei tuoi contenuti (pensa solo all'enorme mole di dati che le perviene dall'utilizzo smodato del browser Chrome) e che non c'è nessuna prova a sostegno di una connessione tra Google Analytics e il ranking.

Esiste un numero minimo o ideale di keyword da utilizzare per posizionarsi?

Il mito della keyword density (un’adeguata proporzione di parole chiave rispetto al testo che agevolerebbe di molto la possibilità di posizionarsi) è una credenza dura a morire: se ne parla ormai da decenni, specialmente dai nostalgici di quei tempi in cui i motori di ricerca erano molto più approssimati rispetto a oggi e ponevano molta importanza alla presenza di parole chiave all'interno del testo per valutarne la coerenza con le query di ricerca. Questo ci portava a quelle pratiche discutibili di inserimento di parole chiave in punti nascosti o dello stesso colore dello sfondo poiché erano inutili per gli utenti ma riservate soltanto ai crawler.

In realtà, il posizionamento oggi è dato dalla concorrenza di migliaia di fattori, dei quali le parole chiave non concorrono che in minima parte, al punto che esistono contenuti che si sono posizionati pur in assenza della specifica keyword di interesse al proprio interno.

E tu, che cosa ne pensi? Quali sono i falsi miti sulla SEO che ancora non riesci a scrollarti di dosso? Raccontami la tua opinione commentando questo articolo!

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Ultima modifica: Giovedì 13 Settembre 2018

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